Questo blog e' libero dal NOFOLLOW!

Il vero amore

domenica 23 marzo 2014 scritto da Luigi Vinci Letto 4.760 volte lascia un commento »

Una breve storia molto commovente che parla del vero Amore.

Fonte > authordeepakrana.com > http://goo.gl/yCVrbP

Il racconto “originale” lo puoi leggere qui, quello che segue e’ la mia personale reinterpretazione

Erano da poco passate le 11 e una non più giovane signora, probabilmente sulla settantina, è entrata nella sala d’attesa del pronto soccorso dove lavoro. Le braccia quasi conserte, con la mano destra proteggeva quella sinistra, fasciata da una garza che risaliva sino al pollice.

Qualche settimana prima stava cucinando e si è tagliata con la lama di un coltello e si sono resi necessari alcuni punti di sutura.

Come al solito, l’ambulatorio era pieno ma fortunatamente c’erano solo codici bianchi e nessun codice verde o, giallo o, peggio ancora, rosso.

Lavoro come infermiere da circa 10 anni e ho dovuto imparare a mantenere il giusto distacco dalle disavventure dei pazienti ospedalizzati e dai loro familiari. Non pensare che sia una mancanza di sensibilità, è più un meccanismo di difesa, quasi necessario. Se ti fai coinvolgere emotivamente rischi di crollare, di perdere lucidità e la capacità di mantenere il controllo della situazione. Nella mia professione è una cosa che non deve accadere, Mai. Allo stesso tempo, un buon infermiere deve avere ottime capacità empatiche. Insomma, non è una professione semplice e non tutti sono in gradi di svolgerla in maniera adeguata.

Per un attimo la signora rimase ferma, a pochi passi dall’ingresso. Gli occhi piccoli e strizzati per lo sforzo di mettere a fuoco l’ambiente circostante. I capelli lisci, color argento, incorniciavano un viso segnato da pochissime rughe, solo uno sguardo più attento al collo o alle mani, avrebbe permesso di definire in maniera corretta la sua età.

Le andai incontro, come si fa quando vedi una persona amica o un parente, non so come mai. Forse mi ha colpito la sua aria smarrita, o forse la sua evidente agitazione, o più semplicemente quell’aria fragile e indifesa.

<<Buon giorno signora, si accomodi pure>>
<<Buongiorno lei è un dottore?>> mi chiese la donna con aria sospetta.
<<No, sono un semplice infermiere>> le risposi sorridendo
<<I dottori sono quelli con i camici bianchi. Aveva un appuntamento?>>
<<Con tutti questi colori non ci capisco mai niente>>
<<Si, sono passati i 14 giorni e mi devono togliere le bende>>
Per rafforzare le sue affermazioni la signora mi aveva mostrato la mano.
<<Spero non ci vorrà molto perché alle 13 ho un appuntamento molto importante da un’altra parte e non vorrei perdere il pullman delle 12>>

Sapevo che ci sarebbe voluto più di un’ora prima che qualcuno potesse occuparsi di lei.
Continuava a controllare l’ orologio con ansia e dato che in quel momento ero libero, ho deciso di controllare la sua ferita.

<<Mi faccia dare uno sguardo. Le fa male?>>
<<No, non mi fa più male.>>
<<Levo le bende e do uno sguardo alla ferita. Mi segua>>
<<Oh grazie! Lei è veramente molto gentile, più dei dottori.
Ne avrei fatto volentieri a meno, se avessi potuto li avrei tolti da sola ma non vedo molto bene.
>>
<<Non si preoccupi. faccio in un attimo>>

<<La ferita si è richiusa molto bene e non sembrano esserci infezioni,
possiamo levare i punti e mettere solo un cerotto che potrà levare fra qualche giorno.
Ci vorrà solo un attimo.>>

Solitamente sono più discreto, ma un po per fare conversazione un po per curiosità le chiesi <<Dove deve andare dopo?>>

Il suo sguardo appariva già più rilassato e sorridendo mi rispose <<Devo pranzare con mio marito.>>

<<Molto bene, allora dobbiamo fare in fretta. Festeggiate l’anniversario?>>
La donna si avvicinò al mio cartellino per leggere il nome <<Non ancora Luigi. E’ un normalissimo pranzo.>>
<<Mio marito è ospite in una casa di cura. E’ li da un po di tempo ormai.>>
<<Ho capito, non vuole far preoccupare suo marito. Se lei non arrivasse puntuale magari starebbe in pensiero.>>

La donna fissò il suo pollice mentre sfilavo i punti.
Per un attimo il suo sguardo perse vivacità

<<Come ti dicevo, ormai è un anno che sta’ li.
Dieci anni fa ha è sopravvissuta ad una brutta emorragia cerebrale e anche se con gravi conseguenze, era tornato a casa.
Purtroppo l’anno scorso ha avuto una ricaduta ed ora è in uno stato di coma vigile, non parla e non sembra riconoscere nessuno>>

Presi la mano della donna cercando di confortarla
<<Mi dispiace molto.
Deve volergli molto bene.
Ma se lui non è in grado di riconoscerla come mai ha tutta questa fretta ?
>>

la donna ha sollevato lo sguardo, guardandomi dritto negli occhi. Davanti a me ora vedevo una Donna forte e determinata.
<<Io amo mio marito.
Lui forse non mi riconosce, forse non si ricorda più di me, ma io mi ricordo ancora tutto di lui
>>.

Quella risposta mi ha fatto venire i brividi e a stento sono riuscito a trattenere le lacrime.
<<Finisco il turno tra pochi minuti, se per lei va bene mi piacerebbe darle un passaggio da suo marito, così non rischia di arrivare in ritardo>>

Questo è il genere di amore che voglio nella mia vita. Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.

Il mio pensiero va inevitabilmente verso i miei genitori e verso la persona che ha scelto di condividere la vita con me.

Seguimi su Instagram > http://instagram.com/luviweb

@LuViWeb Luigi Vinci su twitter

Fonti e approfondimenti Facebook | Codici colore pronto al soccorsoRimuovere i punti di sutura |

Spazio vuoto, lo vuoi tu? Contattami ;)