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La scommessa di Enrico

giovedì 17 giugno 2010 scritto da Luigi Vinci Letto 5.023 volte lascia un commento »

Sono felice di proporti in anteprima mondiale un racconto breve di Enrico Figus, dal titolo La scommessa.

Enrico è un amico, un collega, un istruttore di Krav Maga, un esperto contabile e come se non bastasse, anche uno scrittore molto promettente (^_^)

La scommessa

Di Enrico Figus

Semaforo rosso. La nostra macchina rallenta e si ferma perfettamente sulla riga bianca di delimitazione. Sono le due del mattino e la strada è deserta.
Sono seduto dietro ed osservo. Non per niente il mio nome è ‘Osservatore’.
Davanti a me, al posto di guida è seduto Signor Freud e nel sedile affianco, che fuma come un ossesso, Signor Marx.
Stranamente i miei amici sono in silenzio, di solito parlano sempre. Io no, io sono molto taciturno.
Un’altra macchina ci si affianca al semaforo. Do un’occhiata e noto tre ragazzi sulla ventina che ci guardano. Li classifico subito. Sono i classici burini di città, tutti tatuati e con sguardo truce, che fanno finta di essere dei duri.
I miei compagni di viaggio probabilmente fanno il mio stesso ragionamento, in quanto si scambiano uno sguardo d’intesa e sorridono.
Ci siamo.
Signor Freud abbassa il finestrino e comincia a ridere ed a comportarsi come una checca isterica ed il Signor Marx, come al solito, lo segue a ruota.
Fanno un baccano incredibile. Io osservo in silenzio.
I ragazzi dell’auto affianco ci fissano ed iniziano a ridere.
<< Ehi frocioni! >> Esclama ragazzo #1, seduto affianco al posto di guida.
Ci giriamo.
<< Vi state divertendo? >> Chiede il ragazzo #2.
<< Si, da morire. >> Risponde Signor Marx. << Perché? >>
<< Perché non fate divertire anche noi? >> Fece il ragazzo #3, seduto dietro, che nel frattempo aveva abbassato anch’esso il finestrino.
<< Perché non ci interessate! >> Dice Signor Freud.
Immediatamente riprendono a ridere come pazzi, facendo arrabbiare i tre ragazzi dell’altra auto.
<< Ehi, frocio di merda! >> Urla ragazzo #1. << Come ti permetti? Io ti rompo il culo, hai capito? >>
Apre la portiera, scende dall’auto e poggia le mani sul finestrino abbassato di Signor Freud. È alto, massiccio ed ha l’aria di uno che sa pestare.
Signor Freud non si scompone minimamente, ma diventa immediatamente serio. Guarda il ragazzo, che puzza di alcol, guarda me dallo specchietto, che scuoto la testa e poi si gira verso il Signor Marx, anch’egli serio.
<< Ho vinto. >> Esclama senza gioia Signor Marx. << Ho vinto la scommessa ed ora mi deve cinque euro. >>
<< Per la barba di Aristotele! >> Impreca Signor Freud. Infila la mano nella tasca sinistra dei pantaloni ed estrae una mazzetta di contanti. Ci saranno stati si e no mille euro. Toglie un biglietto da cinque e lo porge gentilmente al Signor Marx.
<< Ma quanti bei soldini hanno i frocetti! >> Esclama ragazzo #1, rivolto ai suoi amici, ancora seduti in macchina.
Si gira nuovamente verso di noi per minacciarci, ma la frase gli rimane strozzata in gola. Si trova il foro di una Beretta M9 piantato in un occhio.
Quello stronzo di Signor Freud ha tirato fuori il cannone e l’ha puntato in faccia al ragazzo #1. Il ragazzo è rimasto impietrito in quella posizione inchinata, con i gomiti poggiati sulla portiera di Signor Freud e quasi non respira.
<< Adesso mi hai fatto arrabbiare. Mi hai fatto perdere la scommessa ed ora mi vorresti pure derubare? >> Sibila.
Il ragazzo è talmente spaventato che non riesce a proferire parola. Io mi giro verso l’altra macchina e vedo i due ragazzi completamente immobili. Non sanno che fare.
<< Dannato Adam Smith! >> Irrompre Signor Marx. << Signor Freud, ma che le prende? >> Urla rivolto al vicino.
<< In che senso, che mi prende? >> Domanda Signor Freud, sempre fissando il ragazzo #1. << Questi ci stanno sbeffeggiando!>>
<< Signor Freud. >> Gli dice cordialmente Signor Marx. << Lei ha un serio problema con il controllo dell’ira. >>
<< Questa è bella. >> Sorride Signor Freud. << Io sono Freud, come posso avere di questi problemi? >>
<< Non scherzo. Deve cercare di controllarsi. Non può tirare fuori il cannone ed ammazzare ogni stronzetto che la fa arrabbiare. Non si fa. >> La sua voce è calma.
<< Ma le sembra giusto il loro comportamento? >>
<< Assolutamente no, ma questo non le da il diritto di minacciarli. >>
<< Ah no? E perché? Mi dia una valida motivazione. >>
<< Una motivazione? Semplice. Ora ci ha messo nella merda! >>
<< E per quale motivo? >>
<< Adesso questi tre simpatici stronzetti andranno a piangere alla polizia e per il nostro lavoro avere gli sbirri dietro non è una bella cosa.>>
<< Polizia? Ma no. >> Disse Signor Freud, spostando con una mano il viso del ragazzo #1 e rivolgendosi ai suoi amici. << Voi siete dei duri, non andate a piangere alla polizia, giusto? >>
I ragazzi meccanicamente scuotono lentamente la testa.
<< Vede? >> Sottolinea Signor Freud.
<< Ma che dice? Cristo Santo. Si stanno cacando addosso, o forse l’hanno già fatto. Pensa veramente che glielo direbbero? >>
A questo punto lo sguardo di Signor Freud diventa dubbioso, sposta la canna della pistola nella narice di quel povero disgraziato e gli chiede gentilmente.
<< Voi non andate alla polizia, vero? >>
<< No, no, no, no. >> Sembra un disco incantato.
<< Per Rousseau! Questo è scioccato! >> Urla Signor Marx.
<< Mi sa tanto che aveva ragione, mio caro amico. Penso di aver fatto un errore di valutazione. Può capitare.. >> Risponde in tono sommesso.
<< Miei cari geni, ora che si fa? >> Chiedo io.
I miei compagni di viaggio, sorpresi si girano a guardarmi. Come detto, non parlo molto.
<< Osservatore! >> Mi dice Signor Marx << c’è una sola cosa da fare! Io vado in macchina con loro e cerchiamo un posto in campagna per risolvere la situazione. >>
Vedo gli occhi del ragazzo #1 diventare grossi come palle.
<< Mi sembra un’ottima idea. >> Conferma Signor Freud << ma Osservatore, lei andrà con loro. Non è il caso di lasciare il Signor Marx solo con questi baldi giovani. Penso che anche lui abbia qualche problema di controllo dell’ira. >>
<< Non staremo esagerando? >> Domando io.
<< Oh, no! >> Rispondono all’unisono.
Detto questo scendiamo dalla macchina e, accompagnando il ragazzo #1, saliamo nell’altra macchina.
<< E’ proprio un bel quadretto! >> Esclama Signor Freud, ora solo nella vettura.
In effetti il colpo d’occhio è particolare:
Ragazzo #1 e #2 sono seduti davanti, ragazzo #3 è nel posto al centro del sedile posteriore, io e Signor Marx siamo ai lati. Il mio amico punta ora la sua Colt M1911 nella nuca del guidatore.
<< Parti. >> Gli intima.
<< Dove vado? >> Farfuglia il ragazzo #2.
<< Non te ne curar, tu parti e segui le mie indicazioni. >>
Il nostro attuale autista, dopo qualche tentativo riesce a spuntare e la macchina, con qualche singhiozzo, si immette sulla strada.
In un silenzio surreale, giriamo per la città in cerca di uno spiazzo non illuminato.
Dopo circa dieci minuti, Signor Marx rompe il silenzio.
<< Ma le sembra corretto? >>
<< No. >> Rispondo seccato.
Lui si accorge del mio comportamento stizzito e sorride.
<< Osservatore, non si arrabbi. >> Scherza << ora risolviamo la situazione. Ammazziamo questi stronzetti e non ci pensiamo più! >>
Nel momento in cui finisce la frase, ragazzo #1 e #2 si guardano spaventati e noto che #1 si allaccia furtivamente la cintura.
Nemmeno una frazione di secondo dopo sento un boato, vengo scaraventato contro il sedile di ragazzo #1 e successivamente vengo sballottato da tutte le parti.
Quando tutto è finito, mi accorgo di essere a testa in giù. Mi fischiano le orecchie ed ho la vista appannata.
Una voce distante urla il mio nome. Chiudo gli occhi e non sento più nulla.
<< Respira! Respira! È ancora vivo! >> Sento in lontananza. Apro gli occhi lentamente, una fitta mi perfora il cranio. Alzo la mano per tastare la testa e noto un grosso taglio.
<< Lascia. >> Mi dice gentilmente la voce.
Riapro gli occhi e vedo Signor Freud che mi pulisce il viso con un fazzoletto di carta. Giro la testa a destra ed a sinistra per capire la situazione.
<< Che diavolo è successo? >>
<< Un casino. >> Risponde Signor Marx che, a parte qualche escoriazione nel viso, sembra integro.
<< Quello stronzo di autista se l’è fatta sotto ed ha preferito schiantarsi. Avete capottato più volte.>> Mi spiega Signor Freud.
Cerco di alzarmi, ma una fitta mi fa ripiombare a terra.
<< Tutta colpa vostra e soprattutto tua! >> Urlo contro Signor Marx.
<< Perché? >> Chiede Signor Freud.
<< Diglielo! >> Esclamo.
Signor Marx, dopo un lungo sospiro, spiega << ho detto che li avremo ammazzati. >>
<< Ma si può? >> Sbotto << dimmi se si può dire una cosa simile ad un ragazzino che guida! È logico che quello si smerdi addosso e faccia qualche cazzata! Ora dove sono? >>
<< Non è il momento di scannarci tra noi. Bisogna risolvere la situazione. >> Afferma Signor Freud, con le mani nei capelli.
<< Ora dove sono quei ragazzi?! >> Ribadisco con maggiore enfasi.
Nessuno dei due mi risponde.
<< Mi volete dire dove cazzo sono quei poveri cristi? >> Sto quasi urlando.
<< Due sono morti.. >> Precisa tristemente Signor Marx << ed il terzo è messo alquanto male. >>
<< Cosa? >> Non riesco a crederci.
<< Purtroppo è così. >> Conferma Signor Freud.
<< Cazzo, cazzo, cazzo! >> Impreco ripetutamente.
<< Ora dobbiamo pensare a come uscire da questo casino. >> consiglia Signor Marx.
<< Chiamiamo la polizia e un’ambulanza per questo ragazzo! >> Esclamo.
<< Calma, calma.. >> Cerca di tranquillizzarmi Signor Freud <<Ragioniamoci su>>
<< Ragionarci su? Questo sta schiattando e tu dici che ci vuoi ragionare su? >>
<< E cosa vuoi dire alla polizia? >> Mi chiede con tono calmo Signor Marx.
<< La verità, semplicemente la verità. >>
Già, la verità.
La verità è che non siamo assolutamente dei sicari o roba simile. Signor Freud è uno stimatissimo psicologo. Ha uno studio ed insegna all’università a Roma. È sposato,ha due figli ed ha una villa milionaria.
Signor Marx è un famoso sociologo. Famoso solo per gli esperti in sociologia, ma comunque è conosciuto e rispettato in tutto il mondo. È single e lavora tra Milano, Londra e New York.
Io sono un giornalista ed abito in questa città da una vita. Sono single ed ho uno schifo di appartamento nell’hinterland.
Come siamo finiti in tutto questo?
Semplice, ci conosciamo da una vita. Già da quando eravamo piccoli, Signor Freud e Signor Marx hanno sempre amato fingere di essere qualcun altro e immergersi completamente nella parte. Io invece sono sempre stato l’osservatore. Guardavo loro due e stavo al gioco, senza mai fare una parte da protagonista.
Quei due avrebbero potuto tranquillamente fare gli attori. Sono veramente bravi.
Ricordo che quando eravamo minorenni, alle scuole superiori, tutti rigorosamente nella stessa classe, una volta eravamo andati da un concessionario di auto di lusso e quei due bastardi si erano spacciati per figli di ricconi per poter provare la nuova fuoriserie dell’Alfa Romeo. Quel povero disgraziato di venditore ci era cascato alla grande, non gli aveva chiesto neanche la patente. Ci aveva accompagnato a fare un giro e si era seduto dietro, affianco a me. Se l’era fatta sotto, povero bastardo!
Guidava come sempre Signor Freud, sfrecciando come un pazzo per le strade della città.
Una volta rientrati nel concessionario avevano detto al pallido venditore che ne avrebbero parlato bene al loro “papi”.
Da quando ci siamo separati per lavoro, organizziamo una volta l’anno una rimpatriata con tanto di performance interpretativa. La parte dei sicari, con le loro tristissime pistole replica, è il loro numero preferito.
Oggi a cena c’è stata un diatriba tra i miei amici. Parlando di un’aggressione avvenuta nei confronti di un gay da parte di un naziskin, Signor Marx sosteneva che alcune persone, in base alla loro età, al ceto sociale e via dicendo, di fronte ad una determinata situazione, si comportano tutte allo stesso modo. Signor Freud, sosteneva, da buon psicologo, che non si poteva generalizzare in quel modo. Questa disputa aveva portato, come al solito, alla conseguente scommessa da cinque euro.
L’affiancamento, al semaforo, dell’auto dei tre poveri martiri è stata una sfortunata combinazione.
Questa è la verità.
<< La verità? >> Tuona Signor Marx << e come reagirebbe la polizia alla tua spiegazione? >>
Dopo qualche minuto passato in silenzio, espongo la mia idea << possiamo chiamare l’ambulanza ed andarcene. >>
<< E se questo si salva, secondo te non racconta tutto? >> Ribadisce Signor Freud << no, no. Dobbiamo trovare un’alternativa.>>
<< Sappiamo tutti qual è l’alternativa! >> Proclama Signor Marx.
<< Sei un bastardo senza un briciolo di compassione. E di coscienza! >> Gli urlo in faccia.
Con uno sforzo mi alzo e mi dirigo verso la macchina capovolta. Dentro è peggio di un film dell’orrore. Ragazzo #2 è schiacciato contro il cruscotto, il collo è in una posizione innaturale ma le mani sono ancora attaccate al volante. Ragazzo #3, che era seduto dietro, con lo schianto è volato tra i sedili ed ha sfondato il parabrezza. Ora il suo corpo, martoriato dal vetro, è mezzo fuori e mezzo dentro l’auto.
Nel sedile affianco al guidatore, ragazzo #1, che ha dato il via a tutta questa tragedia, ha ancora la cintura di sicurezza allacciata. La testa gli penzola di lato ed il viso è una maschera di sangue. Nonostante tutto è vivo. Il petto si gonfia e si sgonfia al ritmo di una respirazione difficoltosa.
<< Aiutami a portarlo fuori. >> Chiedo a Signor Freud.
Mi sporgo all’interno della vettura, slaccio la cintura e cerco di tenere il ragazzo per non fargli sbattere ulteriormente la testa. I miei amici sono immobili all’esterno dell’auto e non hanno alcuna intenzione di aiutarmi.
Non riesco a reggere il peso del ferito che con un tonfo finisce con la testa contro il tettuccio, che ora è diventato pavimento.
<< Siete dei bastardi! >> Urlo.
Signor Freud fa per muoversi, ma la mano di Signor Marx lo blocca.
<< Non capisci che è inutile? >> Mi domanda quest’ultimo.
<< Inutile? Sto cercando di salvare la vita ad un innocente! >> Sono assolutamente schifato dal suo comportamento e l’odio traspare dal tono della mia voce.
<< Ragiona! >> Continua << lui ormai è andato, pensa al nostro futuro! >>
Non lo ascolto, prendo il ragazzo e lo trascino all’esterno dell’auto. Perde sangue anche dalla bocca. È messo veramente male.
Mi guardo intorno e noto che Signor Marx è sparito.
Prendo il cellulare per chiamare l’ambulanza, guardo la rubrica, ma all’improvviso sento un urlo.
Mi giro e vedo Signor Marx che si abbatte come una furia sul ragazzo #1 e, con tutta la forza, lo colpisce sulla testa con il crick della nostra macchina.
<< No! >> Urlo.
Signor Freud si lancia e lo bracca prima che gli sferri il secondo colpo. Ma è troppo tardi, il ragazzo è ormai morto.
<< Adesso sei contento? >> Mi urla. La sua faccia è deformata.
<< Cazzo! >> Riesce a dire Signor Freud, più sconvolto di qualunque suo paziente.
Guardo Signor Marx rimettere in macchina il cadavere del ragazzo #1, nuovamente in compagnia dei suoi amici.
<< Ehi sei sveglio? >> sento chiamarmi.
Apro gli occhi e mi trovo nuovamente nel sedile posteriore della macchina, fermo al semaforo.
Mi giro e vedo la macchina dei tre ragazzi fermarsi affianco a noi. Signor Freud e Signor Marx si scambiano un’occhiata e sorridono.
Mi sporgo in avanti, poggio le mani sulle loro spalle e scuoto la testa.
<< No! >> Gli intimo << io sono ubriaco e non ne ho voglia. Se volete fare gli attori, accompagnatemi prima a casa. >>
<< Guastafeste! Erano perfetti per la scommessa! >> Asserisce Signor Marx.
Scatta il verde e partiamo. Con un sorriso soddisfatto mi rilasso nel sedile.

Semaforo rosso. La nostra macchina rallenta e si ferma perfettamente sulla riga bianca di delimitazione. Sono le due del mattino e la strada è deserta.
Sono seduto dietro ed osservo. Non per niente il mio nome è ‘Osservatore’.
Davanti a me, al posto di guida è seduto Signor Freud e nel sedile affianco, che fuma come un ossesso, Signor Marx.
Stranamente i miei amici sono in silenzio, di solito parlano sempre. Io no, io sono molto taciturno.
Un’altra macchina ci si affianca al semaforo. Do un’occhiata e noto tre ragazzi sulla ventina che ci guardano. Li classifico subito. Sono i classici burini di città, tutti tatuati e con sguardo truce, che fanno finta di essere dei duri.
I miei compagni di viaggio probabilmente fanno il mio stesso ragionamento, in quanto si scambiano uno sguardo d’intesa e sorridono.
Ci siamo.
Signor Freud abbassa il finestrino e comincia a ridere ed a comportarsi come una checca isterica ed il Signor Marx, come al solito, lo segue a ruota.
Fanno un baccano incredibile. Io osservo in silenzio.
I ragazzi dell’auto affianco ci fissano ed iniziano a ridere.
<< Ehi frocioni! >> Esclama ragazzo #1, seduto affianco al posto di guida.
Ci giriamo.
<< Vi state divertendo? >> Chiede il ragazzo #2.
<< Si, da morire. >> Risponde Signor Marx. << Perché? >>
<< Perché non fate divertire anche noi? >> Fece il ragazzo #3, seduto dietro, che nel frattempo aveva abbassato anch’esso il finestrino.
<< Perché non ci interessate! >> Dice Signor Freud.
Immediatamente riprendono a ridere come pazzi, facendo arrabbiare i tre ragazzi dell’altra auto.
<< Ehi, frocio di merda! >> Urla ragazzo #1. << Come ti permetti? Io ti rompo il culo, hai capito? >>
Apre la portiera, scende dall’auto e poggia le mani sul finestrino abbassato di Signor Freud. È alto, massiccio ed ha l’aria di uno che sa pestare.
Signor Freud non si scompone minimamente, ma diventa immediatamente serio. Guarda il ragazzo, che puzza di alcol, guarda me dallo specchietto, che scuoto la testa e poi si gira verso il Signor Marx, anch’egli serio.
<< Ho vinto. >> Esclama senza gioia Signor Marx. << Ho vinto la scommessa ed ora mi deve cinque euro. >>
<< Per la barba di Aristotele! >> Impreca Signor Freud. Infila la mano nella tasca sinistra dei pantaloni ed estrae una mazzetta di contanti. Ci saranno stati si e no mille euro. Toglie un biglietto da cinque e lo porge gentilmente al Signor Marx.
<< Ma quanti bei soldini hanno i frocetti! >> Esclama ragazzo #1, rivolto ai suoi amici, ancora seduti in macchina.
Si gira nuovamente verso di noi per minacciarci, ma la frase gli rimane strozzata in gola. Si trova il foro di una Beretta M9 piantato in un occhio.
Quello stronzo di Signor Freud ha tirato fuori il cannone e l’ha puntato in faccia al ragazzo #1. Il ragazzo è rimasto impietrito in quella posizione inchinata, con i gomiti poggiati sulla portiera di Signor Freud e quasi non respira.
<< Adesso mi hai fatto arrabbiare. Mi hai fatto perdere la scommessa ed ora mi vorresti pure derubare? >> Sibila.
Il ragazzo è talmente spaventato che non riesce a proferire parola. Io mi giro verso l’altra macchina e vedo i due ragazzi completamente immobili. Non sanno che fare.
<< Dannato Adam Smith! >> Irrompre Signor Marx. << Signor Freud, ma che le prende? >> Urla rivolto al vicino.
<< In che senso, che mi prende? >> Domanda Signor Freud, sempre fissando il ragazzo #1. << Questi ci stanno sbeffeggiando!>>
<< Signor Freud. >> Gli dice cordialmente Signor Marx. << Lei ha un serio problema con il controllo dell’ira. >>
<< Questa è bella. >> Sorride Signor Freud. << Io sono Freud, come posso avere di questi problemi? >>
<< Non scherzo. Deve cercare di controllarsi. Non può tirare fuori il cannone ed ammazzare ogni stronzetto che la fa arrabbiare. Non si fa. >> La sua voce è calma.
<< Ma le sembra giusto il loro comportamento? >>
<< Assolutamente no, ma questo non le da il diritto di minacciarli. >>
<< Ah no? E perché? Mi dia una valida motivazione. >>
<< Una motivazione? Semplice. Ora ci ha messo nella merda! >>
<< E per quale motivo? >>
<< Adesso questi tre simpatici stronzetti andranno a piangere alla polizia e per il nostro lavoro avere gli sbirri dietro non è una bella cosa.>>
<< Polizia? Ma no. >> Disse Signor Freud, spostando con una mano il viso del ragazzo #1 e rivolgendosi ai suoi amici. << Voi siete dei duri, non andate a piangere alla polizia, giusto? >>
I ragazzi meccanicamente scuotono lentamente la testa.
<< Vede? >> Sottolinea Signor Freud.
<< Ma che dice? Cristo Santo. Si stanno cacando addosso, o forse l’hanno già fatto. Pensa veramente che glielo direbbero? >>
A questo punto lo sguardo di Signor Freud diventa dubbioso, sposta la canna della pistola nella narice di quel povero disgraziato e gli chiede gentilmente.
<< Voi non andate alla polizia, vero? >>
<< No, no, no, no. >> Sembra un disco incantato.
<< Per Rousseau! Questo è scioccato! >> Urla Signor Marx.
<< Mi sa tanto che aveva ragione, mio caro amico. Penso di aver fatto un errore di valutazione. Può capitare.. >> Risponde in tono sommesso.
<< Miei cari geni, ora che si fa? >> Chiedo io.
I miei compagni di viaggio, sorpresi si girano a guardarmi. Come detto, non parlo molto.
<< Osservatore! >> Mi dice Signor Marx << c’è una sola cosa da fare! Io vado in macchina con loro e cerchiamo un posto in campagna per risolvere la situazione. >>
Vedo gli occhi del ragazzo #1 diventare grossi come palle.
<< Mi sembra un’ottima idea. >> Conferma Signor Freud << ma Osservatore, lei andrà con loro. Non è il caso di lasciare il Signor Marx solo con questi baldi giovani. Penso che anche lui abbia qualche problema di controllo dell’ira. >>
<< Non staremo esagerando? >> Domando io.
<< Oh, no! >> Rispondono all’unisono.
Detto questo scendiamo dalla macchina e, accompagnando il ragazzo #1, saliamo nell’altra macchina.
<< E’ proprio un bel quadretto! >> Esclama Signor Freud, ora solo nella vettura.
In effetti il colpo d’occhio è particolare:
Ragazzo #1 e #2 sono seduti davanti, ragazzo #3 è nel posto al centro del sedile posteriore, io e Signor Marx siamo ai lati. Il mio amico punta ora la sua Colt M1911 nella nuca del guidatore.
<< Parti. >> Gli intima.
<< Dove vado? >> Farfuglia il ragazzo #2.
<< Non te ne curar, tu parti e segui le mie indicazioni. >>
Il nostro attuale autista, dopo qualche tentativo riesce a spuntare e la macchina, con qualche singhiozzo, si immette sulla strada.
In un silenzio surreale, giriamo per la città in cerca di uno spiazzo non illuminato.
Dopo circa dieci minuti, Signor Marx rompe il silenzio.
<< Ma le sembra corretto? >>
<< No. >> Rispondo seccato.
Lui si accorge del mio comportamento stizzito e sorride.
<< Osservatore, non si arrabbi. >> Scherza << ora risolviamo la situazione. Ammazziamo questi stronzetti e non ci pensiamo più! >>
Nel momento in cui finisce la frase, ragazzo #1 e #2 si guardano spaventati e noto che #1 si allaccia furtivamente la cintura.
Nemmeno una frazione di secondo dopo sento un boato, vengo scaraventato contro il sedile di ragazzo #1 e successivamente vengo sballottato da tutte le parti.
Quando tutto è finito, mi accorgo di essere a testa in giù. Mi fischiano le orecchie ed ho la vista appannata.
Una voce distante urla il mio nome. Chiudo gli occhi e non sento più nulla.
<< Respira! Respira! È ancora vivo! >> Sento in lontananza. Apro gli occhi lentamente, una fitta mi perfora il cranio. Alzo la mano per tastare la testa e noto un grosso taglio.
<< Lascia. >> Mi dice gentilmente la voce.
Riapro gli occhi e vedo Signor Freud che mi pulisce il viso con un fazzoletto di carta. Giro la testa a destra ed a sinistra per capire la situazione.
<< Che diavolo è successo? >>
<< Un casino. >> Risponde Signor Marx che, a parte qualche escoriazione nel viso, sembra integro.
<< Quello stronzo di autista se l’è fatta sotto ed ha preferito schiantarsi. Avete capottato più volte.>> Mi spiega Signor Freud.
Cerco di alzarmi, ma una fitta mi fa ripiombare a terra.
<< Tutta colpa vostra e soprattutto tua! >> Urlo contro Signor Marx.
<< Perché? >> Chiede Signor Freud.
<< Diglielo! >> Esclamo.
Signor Marx, dopo un lungo sospiro, spiega << ho detto che li avremo ammazzati. >>
<< Ma si può? >> Sbotto << dimmi se si può dire una cosa simile ad un ragazzino che guida! È logico che quello si smerdi addosso e faccia qualche cazzata! Ora dove sono? >>
<< Non è il momento di scannarci tra noi. Bisogna risolvere la situazione. >> Afferma Signor Freud, con le mani nei capelli.
<< Ora dove sono quei ragazzi?! >> Ribadisco con maggiore enfasi.
Nessuno dei due mi risponde.
<< Mi volete dire dove cazzo sono quei poveri cristi? >> Sto quasi urlando.
<< Due sono morti.. >> Precisa tristemente Signor Marx << ed il terzo è messo alquanto male. >>
<< Cosa? >> Non riesco a crederci.
<< Purtroppo è così. >> Conferma Signor Freud.
<< Cazzo, cazzo, cazzo! >> Impreco ripetutamente.
<< Ora dobbiamo pensare a come uscire da questo casino. >> consiglia Signor Marx.
<< Chiamiamo la polizia e un’ambulanza per questo ragazzo! >> Esclamo.
<< Calma, calma.. >> Cerca di tranquillizzarmi Signor Freud <<Ragioniamoci su>>
<< Ragionarci su? Questo sta schiattando e tu dici che ci vuoi ragionare su? >>
<< E cosa vuoi dire alla polizia? >> Mi chiede con tono calmo Signor Marx.
<< La verità, semplicemente la verità. >>
Già, la verità.
La verità è che non siamo assolutamente dei sicari o roba simile. Signor Freud è uno stimatissimo psicologo. Ha uno studio ed insegna all’università a Roma. È sposato,ha due figli ed ha una villa milionaria.
Signor Marx è un famoso sociologo. Famoso solo per gli esperti in sociologia, ma comunque è conosciuto e rispettato in tutto il mondo. È single e lavora tra Milano, Londra e New York.
Io sono un giornalista ed abito in questa città da una vita. Sono single ed ho uno schifo di appartamento nell’hinterland.
Come siamo finiti in tutto questo?
Semplice, ci conosciamo da una vita. Già da quando eravamo piccoli, Signor Freud e Signor Marx hanno sempre amato fingere di essere qualcun altro e immergersi completamente nella parte. Io invece sono sempre stato l’osservatore. Guardavo loro due e stavo al gioco, senza mai fare una parte da protagonista.
Quei due avrebbero potuto tranquillamente fare gli attori. Sono veramente bravi.
Ricordo che quando eravamo minorenni, alle scuole superiori, tutti rigorosamente nella stessa classe, una volta eravamo andati da un concessionario di auto di lusso e quei due bastardi si erano spacciati per figli di ricconi per poter provare la nuova fuoriserie dell’Alfa Romeo. Quel povero disgraziato di venditore ci era cascato alla grande, non gli aveva chiesto neanche la patente. Ci aveva accompagnato a fare un giro e si era seduto dietro, affianco a me. Se l’era fatta sotto, povero bastardo!
Guidava come sempre Signor Freud, sfrecciando come un pazzo per le strade della città.
Una volta rientrati nel concessionario avevano detto al pallido venditore che ne avrebbero parlato bene al loro “papi”.
Da quando ci siamo separati per lavoro, organizziamo una volta l’anno una rimpatriata con tanto di performance interpretativa. La parte dei sicari, con le loro tristissime pistole replica, è il loro numero preferito.
Oggi a cena c’è stata un diatriba tra i miei amici. Parlando di un’aggressione avvenuta nei confronti di un gay da parte di un naziskin, Signor Marx sosteneva che alcune persone, in base alla loro età, al ceto sociale e via dicendo, di fronte ad una determinata situazione, si comportano tutte allo stesso modo. Signor Freud, sosteneva, da buon psicologo, che non si poteva generalizzare in quel modo. Questa disputa aveva portato, come al solito, alla conseguente scommessa da cinque euro.
L’affiancamento, al semaforo, dell’auto dei tre poveri martiri è stata una sfortunata combinazione.
Questa è la verità.
<< La verità? >> Tuona Signor Marx << e come reagirebbe la polizia alla tua spiegazione? >>
Dopo qualche minuto passato in silenzio, espongo la mia idea << possiamo chiamare l’ambulanza ed andarcene. >>
<< E se questo si salva, secondo te non racconta tutto? >> Ribadisce Signor Freud << no, no. Dobbiamo trovare un’alternativa.>>
<< Sappiamo tutti qual è l’alternativa! >> Proclama Signor Marx.
<< Sei un bastardo senza un briciolo di compassione. E di coscienza! >> Gli urlo in faccia.
Con uno sforzo mi alzo e mi dirigo verso la macchina capovolta. Dentro è peggio di un film dell’orrore. Ragazzo #2 è schiacciato contro il cruscotto, il collo è in una posizione innaturale ma le mani sono ancora attaccate al volante. Ragazzo #3, che era seduto dietro, con lo schianto è volato tra i sedili ed ha sfondato il parabrezza. Ora il suo corpo, martoriato dal vetro, è mezzo fuori e mezzo dentro l’auto.
Nel sedile affianco al guidatore, ragazzo #1, che ha dato il via a tutta questa tragedia, ha ancora la cintura di sicurezza allacciata. La testa gli penzola di lato ed il viso è una maschera di sangue. Nonostante tutto è vivo. Il petto si gonfia e si sgonfia al ritmo di una respirazione difficoltosa.
<< Aiutami a portarlo fuori. >> Chiedo a Signor Freud.
Mi sporgo all’interno della vettura, slaccio la cintura e cerco di tenere il ragazzo per non fargli sbattere ulteriormente la testa. I miei amici sono immobili all’esterno dell’auto e non hanno alcuna intenzione di aiutarmi.
Non riesco a reggere il peso del ferito che con un tonfo finisce con la testa contro il tettuccio, che ora è diventato pavimento.
<< Siete dei bastardi! >> Urlo.
Signor Freud fa per muoversi, ma la mano di Signor Marx lo blocca.
<< Non capisci che è inutile? >> Mi domanda quest’ultimo.
<< Inutile? Sto cercando di salvare la vita ad un innocente! >> Sono assolutamente schifato dal suo comportamento e l’odio traspare dal tono della mia voce.
<< Ragiona! >> Continua << lui ormai è andato, pensa al nostro futuro! >>
Non lo ascolto, prendo il ragazzo e lo trascino all’esterno dell’auto. Perde sangue anche dalla bocca. È messo veramente male.
Mi guardo intorno e noto che Signor Marx è sparito.
Prendo il cellulare per chiamare l’ambulanza, guardo la rubrica, ma all’improvviso sento un urlo.
Mi giro e vedo Signor Marx che si abbatte come una furia sul ragazzo #1 e, con tutta la forza, lo colpisce sulla testa con il crick della nostra macchina.
<< No! >> Urlo.
Signor Freud si lancia e lo bracca prima che gli sferri il secondo colpo. Ma è troppo tardi, il ragazzo è ormai morto.
<< Adesso sei contento? >> Mi urla. La sua faccia è deformata.
<< Cazzo! >> Riesce a dire Signor Freud, più sconvolto di qualunque suo paziente.
Guardo Signor Marx rimettere in macchina il cadavere del ragazzo #1, nuovamente in compagnia dei suoi amici.
<< Ehi sei sveglio? >> sento chiamarmi.
Apro gli occhi e mi trovo nuovamente nel sedile posteriore della macchina, fermo al semaforo.
Mi giro e vedo la macchina dei tre ragazzi fermarsi affianco a noi. Signor Freud e Signor Marx si scambiano un’occhiata e sorridono.
Mi sporgo in avanti, poggio le mani sulle loro spalle e scuoto la testa.
<< No! >> Gli intimo << io sono ubriaco e non ne ho voglia. Se volete fare gli attori, accompagnatemi prima a casa. >>
<< Guastafeste! Erano perfetti per la scommessa! >> Asserisce Signor Marx.
Scatta il verde e partiamo. Con un sorriso soddisfatto mi rilasso nel sedile.

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  • Stefy

    :-? …inquietante…… in realtà mi aspettavo ke facessero fuori anke l’Osservatore…. hihihihi
    :lol:

    • http://www.luviweb.it admin

      Ciao Stefy :)
      Si, effettivamente si era creata una situazione allucinante, da cardiopalma, ma lo stretto rapporto di amicizia che lega i tre avrebbe reso poco probabile l’uccisione di Osservatore da parte di Signor Freud o Signor Marx!

      • Stefy

        Ciao “admin”…beh..direi ke un secondo morto sulla coscienza era un pò troppo per la prima puntata…. hihihi
        Cmq….proporrei uno spunto all’autore e caro amco E.F. ….
        Ke ne dice di riproporre una trama simile ..usando come “location” per queste situazioni da cardiopalma un bell “call center”?… hihihi…
        Sono certa ke diventerebbe un “best seller”!!!! :lol:
        Avrei anke dei suggerimenti per il titolo….

        • http://www.luviweb.it admin

          E’ più forte di me … non resisto … meglio uno spunto che uno sputo … anche perchè Enrico zacca forte (^_^)

          Però, si potrebbe proporre ad Enrico di scrivere racconti con più finali ed ognuno sceglie quello che preferisce!
          Ghghgh

  • Angelo

    Chissà come sarebbe finita in qualche paesino della barbagia!!!

    • http://www.luviweb.it admin

      Ciao Angelo
      Affogati nel cannonau :) ?

  • Enrico

    @Stefy: Ciao!
    lo sai che ho scritto un racconto che si svolge proprio all’interno del call center? come puoi immaginare non è tutto rose e fiori.. eheheheh
    comunque, con quello sto partecipando ad un contest letterario. Non appena si concluderà, lo pubblicherò qui… sempre che l’Admin. me ne dia l’opportunità.. :lol:

    • Stefy

      @Enrico:Ciaooooo!!!
      Fremo al pensiero di leggere quello ke sarà il capolavoro del secolo!!!!
      Spero sia stato inserito in questo “contest letterario” la luuuuuunga parentesi del maniaco del perizoma!! :lol: …sarebbe un peccato non utilizzare uno “spunto” del genere …
      Cmq ne attendo la pubblicazione…certa della clemenza del simpatico “admin” Luigi…
      Stefy

  • Stefy

    @admin Luigi… : siccome il “corso di formazione” con Enrico sulla lingua Sarda è stato troooooppo breve…mi traduci gentilmente “zacca forte” e “cannonau”??….sono troooooppo curiosaaaaa!!! hihihihi
    grazie, Stefy :)

    • http://www.luviweb.it admin

      Zacca, dal verbo zaccare, si dice di colui che le da di santa ragione :D
      Cannonau non può esere tradotto, è un tipo di uva caratteristica della Sardegna dalla quale si ottiene l’omonimo vino.
      Anche il cannonau zacca, a modo suo può far vedere le stelle :-D

  • Stefy

    @adim luigi : grazieeeee!!! velocissimo ed efficientissimo!! :)
    sì sì.. Enrico è un grande “zaccatore” e forse anke un buon estimatore di “cannonau”… :wink:
    Stefy

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