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Maledetta bastarda

giovedì 08 luglio 2010 scritto da Luigi Vinci Letto 4.969 volte lascia un commento »

Dopo il successo di La scommessa di Enrico, ho il piacere di proporti la lettura di un altro racconto inedito.

Maledetta bastarda, un racconto di Giuseppe Faedda.

In questo racconto Giuseppe affronta un tema drammaticamente attuale, diverrai rabbioso spettatore impotente, ma ti prometto che a fine lettura ti sentirai sollevato.

Il racconto è suddiviso in 4 pagine.

Per leggere le altre parti clicca sul link “pagine” che trovi subito sotto al titolo, qui sopra.

E’ presente un link anche alla fine di ogni pagina.

MALEDETTA BASTARDA

di Giuseppe Faedda

Notte: ore 03:22

L’ultima cosa che si ricordava era un improvviso scoppio di luce, poi il buio. Una sensazione di terrore angosciante; dopo c’era stata quell’esplosione preceduta da uno spostamento d’aria fortissimo.
E ora si ritrovava li, riversa sul pavimento, in mezzo alla polvere, gli occhi ad un millimetro dal pavimento, le perpendicolari fughe delle mattonelle sembravano autostrade che si incrociavano e intersecavano all’infinito, senza soluzione di continuità..
Il soffitto cosi’ distante da sembrare irraggiungibile.

Ma cosa era successo? Non riusciva a ricordare con chiarezza. Ancora non ci riusciva.
Si guardò intorno e nella penombra si accorse che il suo corpo era sporco di sangue.
Sangue?!!
Pareva proprio sangue cavolo!!
La cosa non sembrava avere senso , non riusciva a capire perché ne fosse imbrattata.
Eppure il fatto strano, o almeno in quel momento a lei sembrava tale, era che quella situazione … non le risultava affatto strana.

Lei e il sangue. Il sangue e lei.
Niente di strano.
Niente di anormale

Al momento non ci voleva pensare, doveva cercare di rimettersi in moto, di capire dov’era e cosa doveva fare.
Queste erano le priorità attuali.
I ricordi sarebbero sicuramente riaffiorati pian piano, poco alla volta. Bisognava soltanto dargli un po’ di tempo.
Dopo aver provato a muovere le parti del corpo aveva notato con piacere che rispondevano ai comandi senza sentire nessun indolenzimento o dolore particolare. Era un buon segno ! Significava che qualsiasi cosa le fosse accaduta non era poi niente di così grave.
E allora…. Uno!.. due! … eeeee … tre!

Meglio! Decisamente meglio.
Dopo essersi sollevata poteva osservare le cose e l’ambiente circostante da un’altra visuale, più completa e rassicurante.

Si trovava in una stanza da letto. Era abbastanza grande, arredata peraltro anche con gusto: un grosso letto matrimoniale disfatto sulla parete nord, un’ampia finestra leggermente socchiusa nella parete ad est e la porta esattamente nella parte di fronte al letto. Qualche quadro, mensole con libri, comodini, credenza, specchiera, tutto di buon gusto..

Tutto molto bello e piacevole ma non riusciva ad inquadrare bene la situazione, soprattutto non riusciva a capire come mai si trovasse li..
Comunque, non avvertendo nessuna particolare sensazione di disagio, intuiva che si trattava di una circostanza per lei normale.

La prima cosa che aveva notato erano tutti i possibili nascondigli che la stanza le offriva. Si trattava di deformazione professionale. Ogni volta che entrava in un ambiente nuovo era la prima cosa che osservava: un posto sicuro dove nascondersi in caso di necessità. Ed era una cosa che capitava molto spesso averne bisogno.
Ancora non ricordava tutto ma sicuramente era un primo passo in avanti, un primo indizio per capire esattamente cosa faceva nella vita, perché si trovava li, e perché fosse così imbrattata di sangue.
Fuori era buio e la stanza era leggermente illuminata da un lampione nella strada e lei……lei…
Ecco!!! Era entrata dalla finestra. Ora si ricordava.
Si trovava fuori per la strada, aveva notato la finestra socchiusa ed era entrata di soppiatto.
Fuori quel maledetto lampione! Quelle luci fuori servivano soltanto a complicarle la vita, erano pericolosi, tutto quel bagliore non andava bene. Preferiva di gran lunga l oscurità alla luce..

Ah ah ah che stupidi erano.. ancora, nonostante tutto quello che si sentiva in giro, non avevano capito che era pericoloso lasciare le finestre aperte la notte.

Eppure sarebbe bastato così poco.. delle semplici protezioni e tanti inutili spargimenti di sangue, tanto dolore, tanta sofferenza si sarebbe potuta evitare.
Ma naturalmente meglio così per lei. Questa sbadataggine non poteva che tornarle utile.

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