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10 maggio, la mia prima volta a Punta Giradili

martedì 12 maggio 2009 scritto da Luigi Vinci Letto 6.968 volte lascia un commento »

IMG_6194Ieri ho fatto la mia prima escursione a Punta Giradili.
L’escursione è stata organizzata dall’associazione L’altra Sardegna.

Eravamo una cinquantina distribuiti su due pulmini. All’andata il pilota del pulmino dove ero io si è distinto per la sua tecnica automobilistica districandosi tra le curve strette e in salita di Baunei; al ritorno si è invece distinto per la sua avventatezza guidando il pulmino come una fuori serie, lanciandosi in sorpassi azzardati e rischiando un grosso incidente stradale che, solo per circostanze fortuite, è stato evitato all’ultimo secondo.

Siamo partiti da Cagliari alle 6:30, a bordo abbiamo ospitato anche alcune simpatiche zanzare che ci avevano tenuto amorevolmente compagnia in attesa dei pulman.

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La nostra meta era Baunei e  gli organizzatori hanno deciso di passare per la 125 piuttosto che prendere la 131. Ero preoccupato per le curve ma fortunatamente il viaggio è stato abbastanza tranquillo e dal pulman ho potuto ammirare dei bellissimi paesaggi. Raggiunta la strada statale 554 abbiamo seguito le indicazioni per Muravera, poi per Tertenia, quindi per Barisardo. Qui ci siamo fermati per una breve sosta e abbiamo proseguito in direzione Cardedu, poi abbiamo seguito le indicazioni per Orosei / Olbia, siamo entrati a Lotzorai e poi abbiamo seguito le indicazioni per Baunei.

All’interno di Baunei abbiamo svoltato a destra, seguendo le indicazioni per Goloritze / Golgo. A questo punto abbiamo girato in una strada sterrata, seguendo le indicazioni per Monte Ginnircu e dopo un breve tratto il pulman ci ha fatto scendere per proseguire a piedi.


Visualizza Punta Giradili, Perdalonga in una mappa di dimensioni maggiori

IMG_6205Calzate le scarpe da trekking e indossati gli zaini abbiamo proseguito a piedi. Io avevo uno zaino da 45 L con tanto di trepiedi fotografico, non ho usato il trepiedi ma in compenso mi sono guadagnato il sopranome di Sherpa

A piedi abbiamo continuato a seguire lo sterrato alternando piccole discese con leggere salite e abbiamo fatto la prima sosta sopra Calla Ferrola (foto qui a destra).

Poi abbiamo ripreso il sentiero verso Punta Giradili.  Questo tratto è caratterizzato da un sentiero appena tracciato con strisce bianche e azzurre e/o degli omini di pietra, in alcuni tratti non si hanno altri punti di riferimento e penso sia molto facile perdersi. Le persone che ci hanno accompagnato conoscevano bene il percorso ed erano munite di ricetrasmittenti e gps per ridurre al minimo qualsiasi possibile inconveniente. Ci siamo arrampicati tra pietraie e sassi acuminati fino a raggiungere la punta.

IMG_6271Siamo stati accolti da un panorama mozzafiato e da un vento freschino che ci ha costretto a coprirci per non rischiare la polmonite!

Non ci sono parole per descrivere il panorama:  falesie di calcare a strapiombo su un mare cristallino, con dei ginepri che si affacciano sul vuoto in spettacolari pose plastiche.

A ridosso di Punta Giradili abbiamo fatto una breve sosta dove ci siamo rifocillati. Dalla nostra posizione si vede lo spiazzo di Pedralonga e aguzzando la vista si potevano intravvedere i nostri pulman, parcheggiati in attesa del nostro ritorno!

Da punta Giradili abbiamo fatto il percorso a ritroso, abbiamo recuperato il sentiero e girato in un bivio che porta ad un ovile, l’ovile Us Piggius o despiggius. E’ inteamente fatto con tronchi di Ginepro.

IMG_6390All’ingresso ci sono due piccoli pinneti che in realtà altro non sono che le cucce per due cagnolini, uno è troppo bello e ho deciso di fotografarlo. Sul terreno crescono numero se piante di ortiche, penso di averle beccate quasi tutte e non ricordavo fossero così dolorose e fastidiose, secondo me qualche botanico le ha potenziate geneticamente con delle vespe perchè le punture facevano veramente molto male …

Dall’ovile si attraverso un cancello e si segue un sentiero molto ripido ed insidioso che porta all’inzio della cengia Giradili.

Lungo il percorso si possono ammirare le falesie calcaree, dal basso sono ancora piu’ maestose, numerosi ginepri piegati e annodati dalla forza del vento e sulla destra la scarpata e in lontananza la guglia che da probabilmente il nome a Pedralonga (pietra lunga).

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Durante il percorso il profumo di rosmarino selvatico penetra nelle narici. La strada che stiamo percorrendo dovrebbe essere una mulattiera costruita circa 100 anni fa dai carbonai. Il percorso ben presto si fa ripido e molto scivoloso, tanto da costringermi a custodire la macchina dentro lo zaino. Procedo lentamente e sono abbastanza teso perchè la possibilità di cadere è alta ma per fortuna riesco a superare il punto piu’ fastidioso e tecnico di tutta l’escursione senza imbarazzanti cadute!!

IMG_6473Alla fine il nostro cammino si ricongiunge con un sentiero, il passo torna sicuro ma la stanchezza incomincia a farsi sentire. sono quasi le 5 e siamo in escursione da circa 7 ore.
Prima di affrontare una ripida mulattiera che ci porterà ai pulman incontriamo un gruppo di asinelli selvatici, uno sembra intimorito mentre altri due si avvicinano e si lasciano accarezzare da Fiorenzo

La mulattiera finale per me è una vera mazzata, sono talmente stanco che le gambe sembrano non rispondere più. Avevo già provato una sensazione simile al rientro da Cala Mariolu. Mi fermo, sgancio quel maledetto zaino e mi metto a magiare un pò di frutta per recuperare un pò di energie. L’idea funziona e finalmente raggiungo gli altri.

Verso le 18 sono arrivati tutti e finalmente ci mettiamo in viaggio verso casa.

Unica tappa nuovamente a Barisardo, prendiamo d’assalto lo stesso bar e mi gusto una delle 0.40 piu’ buone della mia vita!

Fonti: Ilportalesardo.it | laltrasardegna.com

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